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Il giovane favoloso

  • Titolo originale: Il giovane favoloso
  • Paese: Italia
  • Anno: 2014
  • Regia: Mario Martone
  • Genere: Drammatico, Biografico
  • Durata: 137 min.
  • Cast: E. Germano (Giacomo Leopardi), M. Popolizio (Monaldo Leopardi), I. Ragonese (Paolina Leopardi), E. Natoli (Carlo Leopardi), M. Riondino (Antonio Ranieri), A. Mouglasis (Fanny)
  • Sceneggiatura: M. Martone, I. Di Majo
  • Soundtrack: S. Ring
  • Fotografia: R. Berta
  • Montaggio: J. Quadri
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Uscita in sala: 16.10.14
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati. E' un bambino prodigio che cresce sotto lo sguardo attento del padre...
  • Voto redazione: 7
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(3 Voti)

Scritto da Noa Persiani

E il naufragar m'è dolce in questo mare

 

L'infinito e le parole. Le parole d'infinito. Infinitamente le parole. Confinanti i destini degli eredi di studi massacranti, mutevoli le menti sottoposte a questa oppiacea conoscenza. "Studio matto e disperatissimo".
 

Il genio è egli. Egli incarna l'indicibile detto, o meglio inciso tra i libri di scuola da sempre: polveroso immaginario scolastico, lo ha condannato. Egli il continuo e perenne presente. Come se i geni umani portassero dalla composizione l'informazione dell'esistenza del poeta. Di questo poeta. Così traspare il coraggio di metter su pellicola la vita letta e riletta di Leopardi. 
 

'800. Recanati: "tanto cara da somministrarmi idee per un trattato sull'odio per la patria"... borgo natio impregnato delle solite cose, odoroso della rigidità e della morbosità della chioccia famigliare. "Ostinata, nera, barbara, malinconica". Noiosa esistenza quotidiana, nella quale i minuti si susseguono ai minuti. L'angolo nel giardino dove lo sguardo respira e si spande verso immagini che tagliano lo spazio. Un tempo antico, perduto, da circoscrivere nel tempo moderno. Qualcosa che termina per sempre e che non tornerà più. "Vivere a caso, non chiedo altro in fondo".
 

Carne e voce all'anima del poeta, assolutamente travolgente.  "Il mio cervello non concepisce masse felici composte da individui infelici".
 

Il vero? "Consiste nel dubbio". Furiosamente attratto dal mondo reale, dalla sua vastità, dal suo disordine. Arguto, bizzarro, sensibile e ribelle. Surreale processo privato, il tentativo di fuga da Recanati: camera a mano e convivenza di una dimensione realistica. In un susseguirsi continuo di quadri in cui la vita di Leopardi va a coincidere strategicamente con la sua opera: la scrittura leopardiana, del resto, è costante autobiografia. "Solo la radicale esperienza di se stessi consente la partita con la verità". Una condizione esistenziale, quella di un uomo che riesce a trapassare le barriere che gli si oppongono e a muoversi più lontano.
 

Scuotono le città sfiorate dal corpo in decadenza. Atti ideali. Corpo che si chiude su se stesso. Come se ritornasse alla terra, alla madre natura che lo tira verso il basso. Polvere alla polvere. Firenze: luogo intellettuale che punta alla politica e quindi all'esclusione di ogni sospiro poetico. Fonte d'ispiratrice è Napoli, cristallina agli occhi del partenopeo regista, arrogante ma gioiosa e sopratutto libera. Non condimento simbolico ma visioni reali e prigioni vere. 
 

Presentato alla 71ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, il film del regista di Napoli esce dai sussidiari ed entra nella contemporaneità, spezza tutte quelle sovrastrutture incastonate sulle conoscenze italiane, spazza via le calcificazioni come quella trincerata del pessimismo cosmico. "Leopardi secondo noi bastava da sé". Natura e cultura si fondono c’è il lascito vivo di una realtà esperita dal poeta e consegnata ai posteri. Talvolta la composizione didascalica delle scene abbassa l'incisività che tutta la pellicola abbraccia, dove il fulcro ovviamente è l'attore principale. Elio Germano incarna un meraviglioso canale, purissimo sangue ed ossa. Essere una scrittura, un inchiostro. L'attore romano riesce a far sentire addosso a sé la genesi di ogni componimento del poeta marchigiano. "C'è un dialogo con Leopardi: ogni volta che leggiamo le sue poesie e noi siamo diversi, anche gli stessi suoi versi sono diversi". Il regista ha saputo ricreare un ambiente naturale ideale e ostile, elegante negli interni. Interessante poi l’accostamento di visioni antiche a musica contemporanea, ricreando lo spaesamento del poeta sui suoi lettori: Rossini vicino alla musica elettronica del tedesco Sasha Ring e il canadese Doug Van Nort.
 

“Non vivono fino alla morte,
se non quei molti che restano fanciulli tutta la vita”

 

Voti della redazione

Media voti Cinema Bendato

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

Lorenzo Bottini

 

 

» ideals

 


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