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Deux Jours Une Nuit

  • Titolo originale: Deux jours, une nuit
  • Paese: Belgio
  • Anno: 2014
  • Regia: Jean-Pierre e Luc Dardenne
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 95 min.
  • Cast: M. Cotillard (Sandra) O. Gourmet (Jean-Marc), F. Rongione (Manu), C. Salée (Juliette), C. Cornil
  • Sceneggiatura: J. Pierre, L. Dardenne
  • Soundtrack: n.p.
  • Fotografia: A. Marcoen
  • Montaggio: M. H. Dozo
  • Distribuzione: BiM
  • Uscita in sala: 13.11.14
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Sandra ha solo un fine settimana per riuscire a convincere i suoi colleghi - con l'aiuto del marito - a sacrificare i loro bonus in modo che lei possa mantenere il suo posto di lavoro.
  • Voto redazione: 7
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(3 Voti)

Scritto da Alessandro Merci

Con il rigore che da sempre li contraddistingue e con l'aiuto di una bravissima Marion Cotillard, i Dardenne si interrogano su lavoro, dignità e solidarietà nella società del profitto, regalandoci un'altra prova convincente del loro umanesimo sociale.

 

Due giorni, una notte. Questo il tempo che Sandra ha per riuscire in un'impresa disperata: convincere la maggioranza dei suoi colleghi a rinunciare a mille euro di bonus in busta paga, e mantenere così il proprio posto di lavoro. La sfida pare persa in partenza: la quasi totalità dei lavoratori si è espressa in precedenza a favore del bonus, né pare intenzionata a cambiare idea; la direzione dell'azienda non crede più in lei dopo le crisi depressive che ha attraversato; la coscienza di classe è ormai un relitto di altri tempi e l'unica religione a cui appigliarsi sembra quella degli psicofarmaci. Ciò nonostante, Sandra ci prova, e i Dardenne la accompagnano passo passo nella sua impresa, facendo sprofondare lo spettatore nell'inferno tutto contemporaneo delle guerre tra poveri, tra piccole meschinità, contrapposti egoismi e slanci tanto generosi quanto velleitari. Non ci troviamo però di fronte a un film politico o, peggio, ideologico, perché ai registi interessa anzitutto l'aspetto morale della vicenda: dietro la denuncia, che pure si alza prepotente dal film, affiora infatti il sofferto umanesimo dei registi belgi, che scandagliano ancora una volta l'animo dei loro personaggi, senza giudicarli, senza trasformarli in eroi né in mostri, evitando tanto la caduta nel cliché quanto la tentazione dell'apologo.
 

Pochi registi hanno saputo fare della povertà di mezzi e della semplicità (almeno apparente) una virtù, come i Dardenne: chi conosce la loro filmografia sa che dalle inquadrature con la camera a mano e dalla ruvidezza delle immagini del loro cinema si sprigiona una lezione di rigore e serietà che pochi altri registi hanno saputo regalarci negli ultimi decenni. In questa loro ultima fatica si ritrovano tutti gli ingredienti del loro cinema, anche se per la prima volta l'attenzione è incentrata tutta sulla protagonista, interpretata da una meravigliosa Marion Cotillard, che si carica sulle spalle il film, rendendo credibile e intenso il suo tormentato personaggio.

Dopo Cécile de France nel Ragazzo con la bicicletta, un'altra icona del cinema d'Oltralpe: i Dardenne sembrano aver rinunciato agli attori sconosciuti e quasi non professionisti dei loro primi film, dal pluripremiato Rosetta al drammatico e ingiustamente trascurato Il figlio. Ciò non significa però una perdita di credibilità, o uno sguardo meno neorealista e partecipe sulla realtà: basta confrontare questo film con una delle loro prime opere, La promesse, pure dedicata al tema del lavoro, per rendersi conto della coerenza che ha sempre contraddistinto la loro visione del mondo, e del cinema.

Se in quest'ultimo film c'è un difetto, tale da renderlo un poco inferiore ai capolavori più acclamati, è forse in una certa staticità, in una voluta assenza di ritmo narrativo, in una ripetitività che può finire per annoiare lo spettatore più distratto e rendere a tratti faticosa la visione. La sceneggiatura – arte di cui i Dardenne sono da sempre maestri indiscussi – regala tuttavia sorprese fino all'ultimo, e l'impressione che il film lascia a visione terminata non è certo quella del tempo sprecato. Le domande che il film pone e si pone (c'è ancora spazio per la solidarietà nella società neoliberista dopo il tramonto delle ideologie e delle utopie? la si può reclamare come un diritto? c'è un margine di lotta e di protesta?) accompagnano infatti lo spettatore per ore, e non si vedono risposte rassicuranti all'orizzonte. 
 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Alessandro Merci

7

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

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