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Maps to the stars

  • Titolo originale: Maps to the Stars
  • Paese: U.S.A., Francia, Germania
  • Anno: 2014
  • Regia: David Cronenberg
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 111 min.
  • Cast: J. Moore (Havana Segrand), M. Wasikowska (Agatha Weiss), J. Cusack (Dottor Stafford Weiss), S. Gadon (Clarice Taggart), R. Pattinson: (Jerome Fontana), O. Williams (Christina Weiss)
  • Sceneggiatura: B. Wagner
  • Soundtrack: H. Shore
  • Fotografia: P. Suschitzky
  • Montaggio: R. Sanders
  • Distribuzione: Adler Entertainment
  • Uscita in sala: 21.05.2014
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: La famiglia Weiss ha fatto dell'ossessione per la celebrità il proprio marchio distintivo sullo sfondo del mondo dorato di Hollywood.
  • Voto redazione: 7
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Scritto da Noa Persiani

E per la forza di una parola Io ricomincio la mia vita Sono nato per conoscerti Per nominarti... Libertà.

 

Ritorno alle origini. Al nido di procreazione. Quasi un ridimensionamento a due facce. Una parte rimasta nel luogo protetto, l'altra gettata nel fuoco. Una mappa segnata sulla carne fresca, una dipinta sui fantasmi, un'altra che traccia le case delle stars di Hoolywood. "Da dove arrivi? Da Jupiter". Alienata per anni, aliena nella terra della nascita. Muta aliena che nasconde le tracce del quadro vitale. "Ti piacciono i miei buchi?".
 

Puntare da sempre alla libertà. Anche con una terapia d'urto. La mappatura dei sintomi, la mappatura delle guarigioni. "Su ogni mano che si tende io scrivo il tuo nome...". Soldi folli per una doppia diagnosi. "Fatti una vita oppure fatti una morte". Caos ordinato e ben tirato a lucido, poche le costanti che permettono un appiglio. Figurine sbiadite e vuote, riempite di pulsioni primordiali confuse, mascherate da sentimenti in realtà freddi e anaffettivi. L'oggetto della terapia: il proprio ego.
 

Sguardo frammentato, protagonisti costantemente guardati. Surreale disegno, surreali storie. Intossicata la mente dai contagi che sfogano sui corpi, deformi nel loro appagamento perennemente scintillante del successo. Hollywood come nuovo Olimpo, e i suoi divi le nuove divinità. Il dionisiaco è sepolto ma sempre pronto a emergere sotto la coltre del fiume di parole. Il nodo nel mantra, un leitmotiv ripetuto, una poesia/preghiera che ingoia vitalità per scatenare la redenzione impossibile. Ogni nome scritto sulle stelle, in eterno tra le fiamme della libertà. "Con questo agnello sei consacrato a me".
 

Nomination per la Palma d'oro a Cannes 67, la pellicola del regista canadese, consegna nelle mani di una delle più superbe attrici di cinema (Julienne Moore) il Prix d'interprétation féminine. Primo film per il regista di Toronto interamente girato negli Stati Uniti d'America che segna un percorso di ritorno a modelli narrativi classici strutturando le scene come una vera e propria tragedia greca. La simbologia è potente come sempre: incesti, fuochi purificatori, fantasmi che emergono dal passato. Simboli come pilastri per 'la parola' che sembra non fermarsi mai, iper stimolata e anestetizzante, cinica e grottesca, inquietante e superficiale. Tra dialoghi lunghi ed estranianti, primi piani plastificati e grotteschi, le vite di corpi si andranno a mischiare fino allo svelamento della propria verità: l'assenza che non desidera. Cronenberg non può fare a meno di parlarci di corpi, di corpi pulsanti e vivi che reagiscono in relazione alla mente e che da essa non possono prescindere. In un mondo dove il punto di vista è ormai frammentato in milioni di notizie, dati, immagini e commenti che arrivano dalla rete, in cui il corpo in quanto entità fisica non è più il primo strumento per leggere la realtà, la parola è la massima forma di libertà e analisi del mondo. Tutto è ricerca in qualche modo e Cronenberg dovrebbe essere sempre apprezzato per il suo modo di creare arte cinematografica.


"Su ogni carne consentita Io scrivo il tuo nome".

  

Voti della redazione

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Noa Persiani

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