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Locke

  • Titolo originale: Locke
  • Paese: U.S.A., Gran Bretagna
  • Anno: 2013
  • Regia: Steven Knight
  • Genere: Drammatico, Thriller
  • Durata: 85 min.
  • Cast: T. Hardy (Ivan Locke), R. Wilson (Latrina), O. Colman (Bethan), A. Scott (Donal), B. Daniels (Gareth), T. Holland (Eddie), B. Milner (Sean)
  • Sceneggiatura: S. Knight
  • Soundtrack: D. Hinchliffe
  • Fotografia: H. Zambarloukos
  • Montaggio: J. Wright
  • Distribuzione: Good Films
  • Uscita in sala: 30.04.14
  • Visione in v.o.: Consigliata assolutamente
  • Trama: Ivan Locke ha lavorato sodo per costruirsi la sua vita. Stanotte quella vita gli crollerà addosso. Alla vigilia della sfida più grande di tutta la sua carriera, Ivan riceve una telefonata che scatenerà una serie di eventi dagli effetti catastrofici per la sua famiglia, la sua carriera e la sua anima.
  • Voto redazione: 7
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Scritto da Roberta Buttarazzi

La differenza tra mai e una sola volta è abissale. La differenza tra mai e una sola volta è la differenza tra il bene e il male.

 

Steven Knight ci fa viaggiare per tutto il film a bordo della BMW di Ivan Locke. Tutto comincia con una telefonata e una conseguente decisione di svoltare a destra. Noi siamo lì, invisibili ai suoi occhi, e acconsentiamo. E’ successo qualcosa di spiacevole e inaspettato, qualcosa che influenzerà d’ora in poi la vita del protagonista, siamo diretti a Londra e saremo lì nel giro di un’ora e mezza. Queste, per il momento, sono le uniche informazioni a nostra disposizione. Come passeggeri dell’auto non sappiamo cosa sia capitato e cosa capiterà. E per questo, carichi di paura mista a curiosità, bramiamo ardentemente di scoprire tutto.
 

- Perché hai girato a destra? Perché Londra? Perché hai quella faccia? Chi era la persona al telefono? Che cosa hai combinato? E’ un guaio irreparabile? Soprattutto... Chi sei? Un momento... Sta di nuovo squillando il telefono...
 

Ma non ci immedesimiamo né abbiamo alcuna opinione circa la persona che sta al volante... Eppure ci fidiamo, respiriamo la sua aria, sentiamo i battiti del suo cuore in un crescendo intenso e clautrofobico che – chilometro per chilometro – trasforma continuamente la storia prima di cederla a un equilibrio narrativo che in qualche modo ci sorprende. Come spettatori non sappiamo cosa stiamo vedendo. Perché se dapprima ci illudiamo che si tratti di un “poliziesco” poi – a poco a poco – veniamo illuminati dai toni drammatici che conquistano scena. Toni che di tanto in tanto continuano ad aggrapparsi a quella vena di mistero, di ancora-non-svelato e allo stesso tempo pericoloso, che ci riporta alla chiave del thriller.
 

E’ immediato e naturale il nostro schierarci a sostegno di tutto ciò che colui che è alla guida fa o sta per fare. E’ chiaro che teniamo per il suo bene. E a mano a mano che abbassiamo la guardia e iniziano ad accorciarsi le distanze fra noi e lui, ci sentiamo quasi in diritto di rimproverarlo se, a nostro avviso, sbaglia qualche mossa. Allo stesso tempo, gli concediamo tutto. Tutto questo è merito di un meraviglioso lavoro sul personaggio, unico in tutti i sensi.
 

E’ un personaggio che – nei primi secondi del film – ci viene presentato nel momento stesso in cui cambia e cambia rotta, fa qualcosa di diverso dal solito e anche se non lo conoscevamo prima – ignoravamo chi fosse – capiamo che “non è più lo stesso”. E durante tutti i semafori, le superstrade, gli abbassamenti di temperatura dovuti al calar della sera, i singoli minuti che passano (il viaggio in macchina totalizza il film nel tempo reale dei suoi circa ottanta minuti), Locke non è mai lo stesso. Ma si trasforma in continuazione e, nonostante questo, porta avanti la sua decisione, quella presa alla prima svolta, alla prima di una lunga serie di telefonate che faranno – di lì in poi – da colonna sonora delle sue (e di riflesso nostre) preoccupazioni, dei suoi spasmi, delle sue diverse scelte.
 

Il film è appassionante, diretto, crudo, distaccato, malinconico, angosciante e non manca di senso dell’umorismo. Il film è il personaggio Ivan Locke. La performance di Tom Hardy è sublime quanto indispensabile per la buona riuscita di quest’opera che, per quanto non eccelle in fotografia – e quanto meno in doppiaggio – tiene il suo pubblico incollato alla poltrona, schiena ben dritta, in posizione scomoda, testa ferma concentrata e interessata. Concludo che va visto. E in lingua originale.
 

Il mio è un 7 frutto del brivido e insieme dell’affezione verso uno dei personaggi meglio riusciti, perché completi, degli ultimi tempi.

  

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Roberta Buttarazzi

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

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