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Nymphomaniac - Volume II

  • Titolo originale: Nymphomaniac - Volume II
  • Paese: Danimarca
  • Anno: 2014
  • Regia: Lars von Trier
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 123 min.
  • Cast: C. Gainsbourg (Joe), S. Skarsgård (Seligman), S. Martin (Joe da giovane), W. Dafoe (L), U. Thurman (Mrs. H), J. Bell (K), S. LaBeouf (Jerôme), M. Pas (Jerôme da adulto), J. Barr
  • Sceneggiatura: L. von Trier
  • Soundtrack: -
  • Fotografia: M. Claro
  • Montaggio: M. Stensgaard
  • Distribuzione: Good Films
  • Uscita in sala: 24.04.14
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Joe continua a raccontare a Seligman la sua vita, segnata dal desiderio irrefrenabile di sperimentare ogni aspetto della sua sessualità. Il racconto inizia a scavare negli angoli più oscuri della sua vita, fino a svelare gli eventi che l'hanno condotta a essere trovata dall'uomo.
  • Voto redazione:
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(2 Voti)

Scritto da Alessia Paris

Forse l'unica differenza tra me e gli altri è che io ho preteso di più dal tramonto, colori più spettacolari quando il sole arriva all'orizzonte. Forse è questo il mio peccato.

 

E’ con la perdita del piacere di Joe che ci immettiamo nel secondo capitolo di Nymphomaniac, svolgendo un percorso a ritroso, verso la ricerca ossessiva e distruttiva dell’orgasmo di una donna emarginata dalla vita per la sua diversità. Capire se stessi, conoscersi e più o meno dolorosamente accettarsi: un processo interiore umano comune a tutti, che porta Joe a percorrere le strade dei pochi, a camminare controvento, come un albero distorto in cima ad una collina.
 

E’ con il secondo capitolo che Lars von Trier ritrova immediatamente i suoi colori più scuri, facendo prepotentemente prendere alla solitudine il posto finora occupato dall’apparente spensieratezza della lussuria. Joe si accusa, non cerca giustificazioni, pretende verità e non accetta l’ipocrisia. E’ integra nella sua rivoluzione, nella sua guerra non contro ma per la sua condizione di emarginata, di derisa, di umiliata.
 

Ogni città ha le sue vie piene di vite parallele e Joe, inevitabilmente finisce per percorrerle una dopo l’altra, rinnegando la sua natura prima di figlia, poi di donna, di moglie e di madre. Strade notturne che la conducono prima verso K. poi verso L. e infine verso P. per ritornare ancora una volta a Jerôme.
 

Lars von Trier lascia cadere nuovamente ombre nere, pesanti come petrolio sui suoi personaggi, animandoli di paurose solitudini capaci di accecarci con i disumani gesti dei loro più profondi dolori, per poi condurci significativamente verso il giudizio finale che, come spesso nei suoi film, è in grado di accendere improvvisamente la luce e illuminare gli eventi con la forza del giorno, logico e razionale da sfiorare l’ovvietà, mostrandoci con i nostri stessi occhi la nuova sconvolgente forma di quelle ombre del buio.
 

Se con l’inquietante Antichrist cominciava il discorso di Von Trier sulla donna, dove il piacere si offriva come attraente e allo stesso tempo deludente via di fuga per il dolore, e se con Melancholia questo stesso discorso continuava conducendo verso la consapevolezza del nulla più completo e totale, con Nymphomaniac Lars von Trier ripropone questi stessi temi sotto maschere diverse, inserendo un nuovo elemento inatteso: l’autoironia.
 

E’ questo elemento a disturbare costantemente e insistentemente la gravità del racconto, mostrandosi come inopportuno, insensato, straniante, eppure così necessario per ampliare ancora di più il senso di insolubilità, di inadeguatezza, di inutilità. Dall’autocitazione spoetizzante di Antichrist al commento in voice over finale: autoironia che per definizione ci potrebbe far pensare ad un Tarantino e non ad un Von Trier, non perché incapace ma perché estremamente disturbante alle sue narrazioni. 
 

Ed è in questo, più che in altro come si è invece detto, che Nymphomaniac sorprende e sconvolge. Non per il sesso, non per le più faticose fantasie erotiche umane, su cui non possiamo sinceramente dichiararci sconvolti, in quanto geneticamente possessori delle stesse, ma per l’ironia, pungente nella sua banalità da pancia, nel suo farci rendere conto di quanto poco senso ci sia attorno a noi, nel tutto.

 

Voti della redazione

Media voti Cinema Bendato

Alessia Paris

Greta Colli

8½ 

Noa Persiani

Lorenzo Bottini

 

 

 

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