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Father and Son

  • Titolo originale: Soshite chichi ni naru
  • Paese: Giappone
  • Anno: 2013
  • Regia: Hirokazu Koreeda
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 120 min.
  • Cast: M. Fukuyama (Ryota Nonomiya), Y. Maki (Yukari Saiki), J. Kunimura (Kazushi Kamiyama), M. Ono (Midori Nonomiya)
  • Sceneggiatura: H. Koreeda
  • Soundtrack: T. Matsubara, J. Matsumoto, T. Mori
  • Fotografia: M. Takimoto
  • Montaggio: H. Koreeda
  • Distribuzione: Bim Distribuzione
  • Uscita in sala: 03.04.14
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Ryota è un uomo d'affari di successo, contento della sua vita familiare con la moglie e il figlio Keita. Un giorno, però, l'ospedale dove è nato Keita chiama la coppia e rivela che il piccolo è stato oggetto di uno scambio di neonati alla nascita. Ryota e la moglie dovranno perciò scegliere se allevare il loro figlio biologico o tenere con loro quello che hanno cresciuto fino a quel momento.
  • Voto redazione: 8-
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(2 Voti)

Scritto da Luca Murri

Alcuni dei nostri figli sono le nostre giustificazioni, altri sono solo i nostri rimpianti.

Kahlil Gibran, Sabbia e spuma, 1926

 

Father and Son è un film che viaggia nei cuori dei padri e dei figli, restituendone il mistero che lega questi rapporti. Che non si nasconde mai di fronte all'inesprimibile.
 

Koreeda realizza un film difficilissimo proprio perché reso con una semplicità disarmante. Stupisce e sconvolge come quando si nota un qualcosa di quotidiano e scontato dopo anni e il suo peso irrinunciabile nel nostro universo. Un'opera intensa, forte, dolorosa e profonda ma mai veramente drammatica anche nel dramma. Una prova incredibile che si allontana da ogni forma di sociologia e moralismo, di DEF-inizione e vergogna. Che sussurra una stile rigoroso e lo tatua con un bacio. Mettendo sempre al centro l'amore per l'essere umano e le sue contraddizioni strutturali. Che sa porsi di fronte ai punti interrogativi della vita, del sentimento, della paternità e dell'appartenenza con grazia spietata.
 

Il film è un interrogarsi sul senso del tempo per il sangue ed il cuore. Su ciò che è nel potere degli uomini e dell'intime capacità affettive di ognuno. Senza scordarsi delle differenze sociali e di quanto anche queste influenzino il sentirsi parte di qualcuno o di qualcosa. Koreeda, fa un uso dei movimenti e della messa in scena invisibile quanto fondante della stessa potenza espressiva del film.
 

Un ritmo asiatico ma una sostanzialità visiva occidentalizzante. O per meglio dire, capitalistica. E la società del consumo e le sue miserie, economiche e interiori, che fa da sfondo e pressione alla vicenda senza interferirne, ma mai negandone il peso nella disparità. L'inquadratura che chiude il film è epica in questo, nel suo essere emblematica per capacità sintetiche e nel riconsegnare emotivamente le chiavi di una storia al pubblico. C'è tutto, senza far notare che lo si vuole far vedere. Ed è proprio per questo che è impossibile non accorgersene. Una carezza a una roccia, sotto forma di drammaturgia. Un soffermarsi leggero, sull'inestricabile mistero dell'esistere.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Luca Murri

 

Alessia Paris

7½ 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

 

 

» ideals

 


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