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L'amore sospetto

  • Titolo originale: La Moustache
  • Paese: Francia
  • Anno: 2005
  • Regia: Emmanuelle Carrère
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 87 min.
  • Cast: Cast: V. Lindon (Marc Thiriez), E. Devos (Agnès Thiriez), M. Almaric (s. Schaeffer), H. Girardot (Bruno)
  • Sceneggiatura: E. Carrère, J. Beaujour
  • Soundtrack: P. Glass
  • Fotografia: P. Blossier
  • Montaggio: C. Cotte
  • Distribuzione: Nexo
  • Uscita in sala: 23 giugno 2006
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Un giorno Marc decide di tagliarsi i baffi. Nessuno se ne accorge e anzi, tutti negano che li abbia mai portati. Sta forse diventando pazzo? Sono gli altri a volerglielo far credere? O qualcosa nell'ordine del mondo è cambiato?
  • Voto redazione:
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(2 Voti)

Scritto da Carlo Crotti

Fino a che punto gli altri riescono a vederci?

 

Lo scrittore Emmanuel Carrère affida il suo debutto nella fiction cinematografica all’adattamento di un suo romanzo del 1986, da noi tradotto col titolo Baffi. Si tratta di un romanzo capace di trascinare lo spettatore nella labirintica discesa agli inferi della mente del protagonista e tale capacità viene perfettamente restituita anche dal film.

 

La paranoia si insinua nella quotidianità della vita, stravolgendola: al volto e al corpo del protagonista Vincent Lindon è affidata la responsabilità di trasmettere lo smarrimento che nel libro era espresso a parole. Carrère riesce anche da regista a raccontare l’alienazione di un uomo che perde ogni certezza, ponendo lo spettatore di fronte a un cortocircuito logico dal quale è impossibile uscire. L’autore scompone infatti la realtà negando in ogni scena ciò che è mostrato nella scena precedente: non esiste più confine tra realtà e menzogna. Perfino le immagini perdono la loro oggettività. Ma a chi credere se nemmeno le immagini dicono la realtà?

 

Gli interrogativi che pone l’opera dello scrittore e regista francese sono degni del Michelangelo Antonioni fenomenologico, mentre il modo in cui egli riesce a trasformare il potere illusorio della parola in quello delle immagini è la dimostrazione di quanto la fiction letteraria e cinematografica siano debitrici di un tacito accordo di fiducia assoluta che non è poi in realtà così difficile rompere.

 

Per farla breve: l’arte in fondo è un’illusione e Carrère gioca col suo pubblico proponendogli una gustosa provocazione intellettuale, non priva di profondità e arguzia, dimostrando altresì grande padronanza di entrambi i mezzi espressivi da lui sfruttati.

 

Il risultato è un dramma angosciante e teso come un thriller, un affascinate rompicapo intellettuale che non lascia mai indifferente lo spettatore.

 

Così come non lascia indifferente la cura per ogni dettaglio: dalla bella fotografia che predilige i toni freddi alle musiche di angosciante raffinatezza firmate da Philipp Glass.

 

Vincitore della Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes del 2005.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Carlo Crotti

 7½

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

» ideals

 


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